Mi chiamo Stephen, ho 23 anni, vengo dal Camerun e sono uno studente di Scienze agrarie al terzo anno. Sono presidente dell’Associazione Studenti Camerunensi qui a Pisa. Pisa mi piace molto, mi trovo bene coi miei coetanei. Gioco a calcetto e a basket, organizziamo dei tornei. Giochiamo ogni weekend, per divertirci e cacciare un po’ via lo stress da studio ed esami. Cerchiamo di incontrarci almeno una volta a settimana. C’è molta differenza col mio Paese, qui le cose sono ben costruite, tutto è definito, i palazzi, le case sono più belle. In Africa c’è ancora tanto da fare, da costruire. Non si trovano edifici alti dappertutto, ma solo in alcune città.
Una cosa che mi ha colpito in Italia è il fatto che si rispetti così tanto il bellissimo patrimonio culturale. Anche qui a Pisa, ho visto quanto le persone tengono alla cultura. In Italia ci sono tanti monumenti, di diverse epoche storiche, che sono state ben conservate nel corso degli anni. Anche in Camerun c’è un grande rispetto per la nostra cultura, ma non c’è questo livello di cura che ho invece notato qui in Italia, forse per i mezzi economici a disposizione, o mancanza di tecnologia. Parlavo già l’italiano quando sono arrivato in Italia, perché in Camerun ci sono dei centri che formano gli studenti o aspiranti studenti universitari che partiranno per l’Italia.
Ho fatto un corso di sei mesi con un esame finale di livello B2. L’ho passato e poi ho fatto l’intervista consolare presso l’ambasciata italiana in Camerun, per poter ottenere il visto per studi universitari. Questa è la procedura, quindi si arriva avendo già delle basi di italiano, ma ovviamente l’Italiano che si impara fuori dall’Italia non è la lingua che poi si parla e si vive nel quotidiano qui. Quando sono arrivato, infatti, non mi sentivo ancora pronto a interagire con le persone, ero anche un po’ timido, mi sentivo a disagio cercando di parlare una lingua che non era la mia. Ma piano piano, con la pratica, parlando con le persone, il mio italiano è migliorato. Quando sono arrivato, ho trovato supporto in un ragazzo camerunense che ho incontrato qui e che poi è diventato un mio amico, eravamo soltanto noi. Poi piano piano abbiamo fatto amicizia, altre persone si sono avvicinate a noi, magari all’inizio per curiosità. Poi nel tempo abbiamo maturato una certa fiducia reciproca e abbiamo iniziato a conoscerci. Oggi ho tanti amici italiani, soprattutto qui all’università, nella mia facoltà. All’inizio all’Università non è stato facile. Come spesso si dice, gli inizi sono sempre difficili.
Il primo ostacolo, quando sono arrivato, soprattutto nei primi mesi all’università – e purtroppo non è del tutto finita questa cosa – quello che veramente mi ha colpito profondamente è stato sedersi a lezione e vedersi lasciare vuoti tutti i posti accanto, nella fila. Vedere anche tre file di sedie vuote e io da solo. Magari le persone che erano sedute lì prima, quando mi sedevo si alzavano e andavano a sedersi in qualche posto lontano da me.
Mi sentivo diverso, differente dagli altri. Sì, forse sono diverso, però non capisco come questo sentimento da parte degli altri possa essere amplificato fino a questo punto.
Io mi vedevo come se avessi una malattia, e le persone volevano fuggire, invece di venirmi incontro, come io invece cercavo di fare con le persone che ho conosciuto.
Questo all’inizio mi faceva molto male, mi chiedevo spesso perché fossi venuto e se non fosse stata una scelta sbagliata. Come puoi andare incontro alle persone, se quelle persone ti mettono da parte?
Alla fine, mi sono detto: ho degli obiettivi, non starò qui per sempre e poi quando avrò raggiunto il mio obiettivo tornerò in Camerun.
Ho tanti progetti, vorrei fare l’imprenditore agricolo nel mio villaggio, Tchang, a Ovest del Camerun, ed è per questo che sto studiando scienze agrarie, per acquisire conoscenze teoriche e pratiche, per poi metterle a servizio del mio paese. Forse non mi dispiacerebbe restare in Italia, ma se voglio realizzare i miei progetti, non posso restare qui, devo tornare nel mio Paese. Sono fermo sull’intenzione di tornare a casa per mettere a frutto quello che ho imparato qui. Sono il presidente dell’Associazione di studenti camerunensi a Pisa. Siamo un’associazione senza fini di lucro, con l’obiettivo di promuovere la cultura e le tradizioni del Camerun, attraverso la musica, i balli, l’arte. Spesso organizziamo eventi, serate culturali, fiere e mostre. La gente può scoprire il Camerun attraverso oggetti, opere d’arte, canti, storie, proiezioni. L’obiettivo è di raggiungere più persone possibile: noi conosciamo la comunità locale italiana, qui, allora vogliamo farci conoscere anche noi, per distruggere le barriere che ci sono e provare a condividere, senza differenza. Per vivere l’incontro e la conoscenza tra culture e sentirci tutti “umani”. Ci sono tante cose da scoprire nelle nostre culture, in tutto quello che siamo e che ci appartiene.
In futuro, verranno altre persone dal Camerun, altri studenti, ed è bello che trovino una realtà così. Vogliamo raggiungere anche i più giovani, che si troveranno sempre più a fare esperienza della diversità culturale. Vogliamo che ci conoscano, per abbattere le barriere.
Abbiamo anche in programma di andare nelle scuole medie e superiori, fare attività che coinvolgano i più giovani, come sport, iniziative culturali e cinema.
Gli iscritti all’associazione sono circa ottanta, ma i camerunensi presenti sul territorio pisano sono molti di più, tra studenti e lavoratori. E ci conosciamo quasi tutti. La comunità camerunense sta crescendo a Pisa, e noi vogliamo che le due comunità si conoscano, studenti, anziani, giovani. E si possa diventare più aperti. Ho conosciuto il Comitato TandEM mentre accompagnavo degli studenti camerunensi appena arrivati a fare le procedure per l’immatricolazione.