“Sono Baryali e il mio viaggio per raggiungere l’Europa è durato 8 anni, 5000 km a piedi per l’esattezza. Sono partito da solo, non avevo niente e nessuno con me, mi sono fatto strada tra le montagne e ho affrontato i trafficanti, il mare, la burocrazia e i momenti di sconforto. Ho lasciato famiglia, amici e lavoro a 17 anni, ed ho fatto un salto nel buio verso un futuro incerto, ma lontano dalla guerra e dall’Afghanistan.
Una volta in Italia, per un pò ho dormito in strada, almeno fino a quando non ho trovato un centro che mi ospitasse e, dopo aver iniziato a lavorare, ho affittato una stanza. Lavoravo e le cose iniziavano a funzionare, ma restava sempre il sogno di studiare. Vedi, non ho mai visto lo studio come un dovere, perchè fin da piccolo sono stato abituato al lavoro, ma volevo farlo e ho fatto del mio meglio perchè accadesse. Adesso posso finalmente dire che sarò il primo laureato della mia famiglia!
Grazie ad una borsa di studio privata sto frequentando l’Università, studio scienze politiche. Dopo vari tentativi e difficoltà burocratiche per il riconoscimento di un titolo, un giorno sono entrato nell’ufficio del preside di un Università privata qui a Roma dicendo: “voglio essere te, dammi un’opportunità e lasciami studiare”.
È così che raggiungi i tuoi obiettivi, mettendoti in prima linea, esponendoti sempre, chiedendo apertamente quello che vuoi.
L’integrazione per me è difficile, ma non impossibile, ci fanno credere sia un percorso pieno di ostacoli, ma hai mai pensato quanto poco possa significare per una persona che ha attraversato l’Africa a piedi? L’integrazione è l’ultimo step dopo anni di stanchezza, lotte (e molto probabilmente violenze). È lo 0,5% dell’intero processo migratorio. Per avere integrazione basta buona volontà e buona predisposizione da entrambi: non solo da parte del migrante, ma sopratutto da parte della società che lo ospita.
Penso sempre che facendo del bene, non potrai che ricevere del bene.
Noi giovani oggi siamo molto connessi e sicuramente abbiamo maggiore accesso alle informazioni rispetto ai nostri genitori: sono loro che avrebbero davvero bisogno di essere istruiti alle opportunità offerte dalla diversità e dal multiculturalismo. Rimandare a casa tutti è una sciocchezza, l’unica strada da percorrere e quella dell’accettazione e della reciproca comprensione”.